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Chiesa cattolica in Tunisia


Non esistono testimonianze dirette sulle origini del cristianesimo africano.

Ai tempi di Tertulliano e Cipriano (seconda metà del III secolo), la Chiesa nordafricana era già organizzata territorialmente con molte diocesi: ciò fa supporre che la nuova religione fosse giunta sulle coste dell'Africa Proconsolare già verso la metà del I secolo.

Sant'Agostino afferma che il cristianesimo si diffuse dapprima nelle comunità ebraiche di Sousse, Cartagine ed Utica. La Chiesa di Cartagine fu la prima a celebrare la propria liturgia in lingua latina, mentre a Roma si utilizzava ancora il greco.



Come un po' ovunque nell'Impero Romano, anche la Chiesa nordafricana, che ben presto avrà in Cartagine il suo centro principale, subì nel corso dei primi tre secoli dell'era cristiana diverse persecuzioni. Ricordiamo i principali martiri di queste terre: i martiri scillitani (180), Perpetua e Felicita e compagni (203), Cipriano (258), i martiri di Abitina (304).



Il cristianesimo si diffuse soprattutto fra la popolazione romanizzata, mentre l'evangelizzazione delle popolazioni indigene berbere fu tardiva (in epoca bizantina) e poco incisiva. Già alla fine del II secolo si contavano comunità cristiane in tutti i più importanti centri abitati.

Nel corso del III secolo i metropoliti di Cartagine presero la consuetudine di celebrare dei concili locali. In questo modo si conoscono il numero dei vescovi nordafricani e la loro distribuzione geografica: nel 220 il primo concilio riunì 70 vescovi; negli anni 236-240 un nuovo concilio riunì più di 80 vescovi, che divennero più di 100 nel 256. La maggior parte di questi prelati proveniva da territori corrispondenti alla Tunisia di oggi.

Queste cifre sono significative della vitalità della Chiesa africana, se si tiene presente che il primo concilio di Arles nel 314 riunì solo 16 vescovi di tutta la Gallia.



La Chiesa tunisina fu una chiesa ricca di forti personalità, che diedero vita per primi ad una teologia in lingua latina ed influirono profondamente sul successivo sviluppo teologico della chiesa cattolica.

Tra queste figure abbiamo già menzionato Tertulliano, Cipriano ed Agostino: si deve al loro contributo l'attuale teologia cattolica della grazia e della predestinazione, e la teologia di alcuni sacramenti, come il battesimo e la penitenza.

Ricca è anche la letteratura cristiana di questi primi secoli nel campo della storia e della spiritualità, in cui emergono soprattutto le figure di Vittore di Vita, Quodvultdeus di Cartagine e Fulgenzio di Ruspe. Inoltre è a Cartagine che nasce il genere letterario della passio dei martiri.

La Chiesa cartaginese diede tre papi alla Chiesa cattolica: Vittore I (189-199), Milziade (311-314) e Gelasio I (492-496).

La Chiesa nordafricana fu scossa da una grave questione di disciplina ecclesiastica circa l'atteggiamento da tenere nei confronti dei lapsi, ossia di quei cristiani che durante le persecuzioni avevano abiurato la fede cristiana.

Il problema, che si era già posto nel III secolo all'epoca di Cipriano, ritornò prepotentemente dopo il 313: ad una posizione più moderata e conciliante si contrappose l'atteggiamento di Donato, vescovo di Cartagine, e dei suoi seguaci (fondatori del donatismo), che invece sostenevano che i lapsi dovevano essere ribattezzati, perché con la loro abiura avevano rinunciato ad essere cristiani.

L'inconciliabilità fra le due posizioni portò ad uno scisma nella chiesa nordafricana, che sopravvisse fino all'arrivo degli arabi nel VII secolo. Questa divisione, che vide vescovi e preti donatisti coabitare con vescovi e preti cattolici, indebolì sensibilmente la Chiesa nella Byzacena.

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Chiesa cattolica in Tunisia


Non esistono testimonianze dirette sulle origini del cristianesimo africano.

Ai tempi di Tertulliano e Cipriano (seconda metà del III secolo), la Chiesa nordafricana era già organizzata territorialmente con molte diocesi: ciò fa supporre che la nuova religione fosse giunta sulle coste dell'Africa Proconsolare già verso la metà del I secolo.

Sant'Agostino afferma che il cristianesimo si diffuse dapprima nelle comunità ebraiche di Sousse, Cartagine ed Utica. La Chiesa di Cartagine fu la prima a celebrare la propria liturgia in lingua latina, mentre a Roma si utilizzava ancora il greco.



Come un po' ovunque nell'Impero Romano, anche la Chiesa nordafricana, che ben presto avrà in Cartagine il suo centro principale, subì nel corso dei primi tre secoli dell'era cristiana diverse persecuzioni. Ricordiamo i principali martiri di queste terre: i martiri scillitani (180), Perpetua e Felicita e compagni (203), Cipriano (258), i martiri di Abitina (304).



Il cristianesimo si diffuse soprattutto fra la popolazione romanizzata, mentre l'evangelizzazione delle popolazioni indigene berbere fu tardiva (in epoca bizantina) e poco incisiva. Già alla fine del II secolo si contavano comunità cristiane in tutti i più importanti centri abitati.

Nel corso del III secolo i metropoliti di Cartagine presero la consuetudine di celebrare dei concili locali. In questo modo si conoscono il numero dei vescovi nordafricani e la loro distribuzione geografica: nel 220 il primo concilio riunì 70 vescovi; negli anni 236-240 un nuovo concilio riunì più di 80 vescovi, che divennero più di 100 nel 256. La maggior parte di questi prelati proveniva da territori corrispondenti alla Tunisia di oggi.

Queste cifre sono significative della vitalità della Chiesa africana, se si tiene presente che il primo concilio di Arles nel 314 riunì solo 16 vescovi di tutta la Gallia.



La Chiesa tunisina fu una chiesa ricca di forti personalità, che diedero vita per primi ad una teologia in lingua latina ed influirono profondamente sul successivo sviluppo teologico della chiesa cattolica.

Tra queste figure abbiamo già menzionato Tertulliano, Cipriano ed Agostino: si deve al loro contributo l'attuale teologia cattolica della grazia e della predestinazione, e la teologia di alcuni sacramenti, come il battesimo e la penitenza.

Ricca è anche la letteratura cristiana di questi primi secoli nel campo della storia e della spiritualità, in cui emergono soprattutto le figure di Vittore di Vita, Quodvultdeus di Cartagine e Fulgenzio di Ruspe. Inoltre è a Cartagine che nasce il genere letterario della passio dei martiri.

La Chiesa cartaginese diede tre papi alla Chiesa cattolica: Vittore I (189-199), Milziade (311-314) e Gelasio I (492-496).

La Chiesa nordafricana fu scossa da una grave questione di disciplina ecclesiastica circa l'atteggiamento da tenere nei confronti dei lapsi, ossia di quei cristiani che durante le persecuzioni avevano abiurato la fede cristiana.

Il problema, che si era già posto nel III secolo all'epoca di Cipriano, ritornò prepotentemente dopo il 313: ad una posizione più moderata e conciliante si contrappose l'atteggiamento di Donato, vescovo di Cartagine, e dei suoi seguaci (fondatori del donatismo), che invece sostenevano che i lapsi dovevano essere ribattezzati, perché con la loro abiura avevano rinunciato ad essere cristiani.

L'inconciliabilità fra le due posizioni portò ad uno scisma nella chiesa nordafricana, che sopravvisse fino all'arrivo degli arabi nel VII secolo. Questa divisione, che vide vescovi e preti donatisti coabitare con vescovi e preti cattolici, indebolì sensibilmente la Chiesa nella Byzacena.

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Non esistono testimonianze dirette sulle origini del cristianesimo africano.

Ai tempi di Tertulliano e Cipriano (seconda metà del III secolo), la Chiesa nordafricana era già organizzata territorialmente con molte diocesi: ciò fa supporre che la nuova religione fosse giunta sulle coste dell'Africa Proconsolare già verso la metà del I secolo.

Sant'Agostino afferma che il cristianesimo si diffuse dapprima nelle comunità ebraiche di Sousse, Cartagine ed Utica. La Chiesa di Cartagine fu la prima a celebrare la propria liturgia in lingua latina, mentre a Roma si utilizzava ancora il greco.



Come un po' ovunque nell'Impero Romano, anche la Chiesa nordafricana, che ben presto avrà in Cartagine il suo centro principale, subì nel corso dei primi tre secoli dell'era cristiana diverse persecuzioni. Ricordiamo i principali martiri di queste terre: i martiri scillitani (180), Perpetua e Felicita e compagni (203), Cipriano (258), i martiri di Abitina (304).



Il cristianesimo si diffuse soprattutto fra la popolazione romanizzata, mentre l'evangelizzazione delle popolazioni indigene berbere fu tardiva (in epoca bizantina) e poco incisiva. Già alla fine del II secolo si contavano comunità cristiane in tutti i più importanti centri abitati.

Nel corso del III secolo i metropoliti di Cartagine presero la consuetudine di celebrare dei concili locali. In questo modo si conoscono il numero dei vescovi nordafricani e la loro distribuzione geografica: nel 220 il primo concilio riunì 70 vescovi; negli anni 236-240 un nuovo concilio riunì più di 80 vescovi, che divennero più di 100 nel 256. La maggior parte di questi prelati proveniva da territori corrispondenti alla Tunisia di oggi.

Queste cifre sono significative della vitalità della Chiesa africana, se si tiene presente che il primo concilio di Arles nel 314 riunì solo 16 vescovi di tutta la Gallia.



La Chiesa tunisina fu una chiesa ricca di forti personalità, che diedero vita per primi ad una teologia in lingua latina ed influirono profondamente sul successivo sviluppo teologico della chiesa cattolica.

Tra queste figure abbiamo già menzionato Tertulliano, Cipriano ed Agostino: si deve al loro contributo l'attuale teologia cattolica della grazia e della predestinazione, e la teologia di alcuni sacramenti, come il battesimo e la penitenza.

Ricca è anche la letteratura cristiana di questi primi secoli nel campo della storia e della spiritualità, in cui emergono soprattutto le figure di Vittore di Vita, Quodvultdeus di Cartagine e Fulgenzio di Ruspe. Inoltre è a Cartagine che nasce il genere letterario della passio dei martiri.

La Chiesa cartaginese diede tre papi alla Chiesa cattolica: Vittore I (189-199), Milziade (311-314) e Gelasio I (492-496).

La Chiesa nordafricana fu scossa da una grave questione di disciplina ecclesiastica circa l'atteggiamento da tenere nei confronti dei lapsi, ossia di quei cristiani che durante le persecuzioni avevano abiurato la fede cristiana.

Il problema, che si era già posto nel III secolo all'epoca di Cipriano, ritornò prepotentemente dopo il 313: ad una posizione più moderata e conciliante si contrappose l'atteggiamento di Donato, vescovo di Cartagine, e dei suoi seguaci (fondatori del donatismo), che invece sostenevano che i lapsi dovevano essere ribattezzati, perché con la loro abiura avevano rinunciato ad essere cristiani.

L'inconciliabilità fra le due posizioni portò ad uno scisma nella chiesa nordafricana, che sopravvisse fino all'arrivo degli arabi nel VII secolo. Questa divisione, che vide vescovi e preti donatisti coabitare con vescovi e preti cattolici, indebolì sensibilmente la Chiesa nella Byzacena.

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